Gabriele lepri ha scritto uno straordinario libro sulla monetazione romana

Mi è arrivata per e-mail questa anticipazione del libro di Gabriele Lepri. Con bonaria invidia (avrei voluto scriverlo io) ne consiglio la lettura… Darò più avanti tutti gli estremi per procurarselo.

Salvo Garufi.

cunsolo 1

Dino Cunsolo, Gruppo mitologico, caolino, Museo Civico “Guzzone”, Militello (CT)

Prefazione

“Roma è il nodo gordiano dei nostri destini […]. Nominate Roma; è la pietra di paragone
che scernerà l’ottone dall’oro”: così Ippolito Nievo (1831-1861) descrive l’Urbe ne Le
confessioni di un italiano, romanzo pubblicato postumo nel 1867. Parole vibranti, dense
di quel patriottismo che caratterizzò l’intera, breve esistenza del loro autore, e riferite a
quella città anelata nel Risorgimento come Capitale della Nazione italiana all’epoca in
divenire. Roma come sogno, dunque, ma anche Roma come realtà intrisa di mito, di
quel mito originatosi nei suoi secoli più remoti, fin dalla fondazione avvenuta – secondo
la tradizione classica – il 21 aprile del 753 a.C. nel naturale teatro dei sette colli sul
Tevere e alla quale sarebbero seguiti i sette re, l’età della Repubblica e, infine, la parabola
grandiosa dell’Impero.
Un impero, quello romano, che la storiografia fa iniziare tradizionalmente nel 27 a.C.,
primo anno del Principato di Ottaviano, con il conferimento a quest’ultimo del titolo
di Augustus e che si snoda in modo unitario fino al 395 d.C. alla morte di Teodosio I
viene attuata la suddivisione in Pars occidentalis e Pars orientalis. A circa otto decenni
più tardi, quando Odoacre depone Romolo Augustolo, ultimo imperatore legittimo –
corre l’anno 476 d.C. – in modo altrettanto convenzionale gli studiosi collocano la fine
di quello che ancora oggi viene universalmente considerato come il più grande impero
della storia.
Quello di Roma, tuttavia, non è stato né il dominio più vasto in assoluto sotto il profilo
dell’estensione (un primato che spetta all’Impero Britannico) né dal punto di vista
della continuità territoriale (si pensi all’Impero Mongolo e a quello Russo); l’Impero
Romano è stato in ogni caso il più longevo e, soprattutto, il più significativo nella storia
dell’umanità sia per quanto realizzato nei secoli della sua esistenza, sia per l’impronta
– indelebile, senza dubbio – lasciata alle civiltà e alle epoche successive. Esempio complesso
e, al tempo stesso, efficiente di gestione amministrativa e militare, come di strutturazione
socio-politica, quello di Roma è stato un impero di grande vivacità e potenza
economico-commerciale, esempio di integrazione tra popoli e religioni diverse e così
all’avanguardia – ad esempio – nel campo giuridico da gettare le basi di quel diritto sulle
quali ancora oggi gran parte del consorzio umano basa le proprie leggi.
In tutti i territori sui quali estesero i propri confini i Romani costruirono città, strade,

CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI

II
ponti, acquedotti e fortificazioni, esportando un esemplare modello di civiltà e al tempo
stesso assimilando popolazioni e culture profondamente diverse, con un processo
così efficace che, ancora per secoli dopo la fine dell’Impero, le genti che erano un tempo
state soggette al potere dell’Urbe continuarono a definirsi “romane”. Tra gli strumenti
concreti con i quali Roma costruì la propria potenza, ingrandì i propri confini, realizzò
il sogno imperiale due, in particolare, spiccano per importanza: l’esercito e la moneta.
E se il primo – con le sue efficientissime legioni – si fece carico di sconfiggere i nemici
sul campo, stabilizzare il limes, sedare ribellioni e garantire la sicurezza delle istituzioni
anche a migliaia di chilometri da Roma, la seconda rappresentò per secoli il formidabile
supporto non solo all’economia e agli scambi, ma anche alla politica stessa degli
imperatori, alla propaganda, al culto tanto da segnare fedelmente, con i suoi periodi
di stabilità o, viceversa, di svilimento, le progressive riforme, l’introduzione di nuovi e
diversi nominali l’intero percorso della civiltà romana.
Aurei, denari e sesterzi, insieme a decine di altri nominali più o meno preziosi, destinati
alla circolazione quotidiana oppure all’ostentazione, furono prodotti – probabilmente,
nell’ordine di molte centinaia di milioni, se non addirittura in qualche miliardo di
esemplari – dalla zecca centrale dell’Impero come dalle innumerevoli officine periferiche,
temporanee ed itineranti che, grazie all’abilità di incisori e malliatores, rifornivano
con instancabile attività le casse statali e i canali della circolazione, dando linfa vitale
all’organismo imperiale.
Di questa sterminata attività monetaria ci resta, oggi, una quantità ancora enorme –
sebbene frazionaria, rispetto a quella che fu in origine – di esemplari rinvenuti in situ o
conservati nei secoli (spesso, specie negli ultimi tre secoli, grazie al collezionismo e alla
passione antiquaria), evidenze primarie della storia dell’Impero Romano alle quali gli
archeologi, come gli storici dell’economia, dell’arte e gli antropologi dovrebbero sempre
riservare un’attenzione particolare. La moneta, infatti, documento polisemantico ed interdisciplinare
per eccellenza delle vicende umane, si rivela infatti come tessera talvolta
occulta, se non addirittura inedita, del mosaico storico che l’ha generata restituendoci
– nelle iconografie, come nei simboli e nelle legende – non soltanto interessanti dettagli
ma, spesso, evidenze di supporto spesso risolutive per gli studiosi.
Stante l’importanza assoluta della numismatica imperiale romana, numerosi ricercatori
si sono dedicati ad essa nel corso dei secoli impostando monografie per periodo o per
tipo monetale, studi parziali e vari tentativi di corpora che hanno rappresentato – e
taluni rappresentano ancora – punti di riferimento per la catalogazione e lo studio di
questa vasta e articolata monetazione. Su tutti, spiccano ancora oggi le opere di Henry
Cohen Description historique des monnaies frappées sous l’Empire romain (otto volumi
editi a Parigi tra il 1859 e il 1868) e la collana, redatta tra il 1923 e il 1994 dal titolo Roman
Imperial Coinage, al momento in fase di progressiva revisione. Per quanto riguarda
l’Italia, esclusi i cataloghi-prezziari destinati al settore del collezionismo numismatico,
l’ultimo tentativo di dare alla monetazione romana un inquadramento sistematico e
completo è rappresentato dalla collana a firma di Alberto Banti e Luigi Simonetti edita
in diciotto volumi negli anni Settanta del secolo scorso, peraltro rimasta incompleta.
Appare quasi paradossale, perciò, come l’Italia, realtà nella quale l’Impero Romano

III

ebbe origine e da cui si espanse in tutto il bacino del Mediterraneo e fino ai limiti del
mondo allora conosciuto, non abbia nel tempo saputo esprimere un corpus complessivo
dedicato alla monetazione imperiale, magari come frutto della collaborazione tra
una rete di studiosi o di istituzioni universitarie e museali, oppure in collaborazione
con realtà estere quali il British Museum di Londra. A raccogliere la sfida, tutt’altro
che semplice, è oggi Gabriele Lepri, autore del presente volume, giovane archeologo
e ricercatore numismatico che da alcuni anni lavora sul progetto del “Corpus Nummorum
Imperii Romani” di cui oggi vede la luce il volume III.1 – che copre le emissioni
dall’imperatore Nerva (96-98 d.C.) fino a quelle a nome a Matidia, nipote di Traiano e
suocera di Adriano scomparsa nel 119 d.C. – e il volume III.2, riservato al periodo che
va da Adriano (117-138 d.C.) al successore Elio, figlio adottivo di quest’ultimo e padre
di Lucio Vero (161-169 d.C.). La scelta di far iniziare le pubblicazioni dal terzo volume
deriva dal fatto che quella imperale del II secolo d.C. è una monetazione che non
viene affrontata, a livello di revisione sistematica e di integrazione catalogica, da circa
ottant’anni mentre il primo secolo dell’Impero Romano, sotto il profilo numismatico,
è stato più volte oggetto di approfondimenti nel corso degli ultimi decenni.
Avvalendosi di un sistematico metodo di ricerca basato sul confronto tra le monete
censite nelle opere esistenti, quelle appartenute alle collezioni storiche, altre pubblicate
in riviste specializzate e cataloghi d’asta, oltre alle tante apparse negli ultimi decenni sul
mercato e rese disponibili in Rete, Gabriele Lepri censisce in questo volume più di 5400
tipi monetali – tra i quali numerosi inediti – che vengono catalogati in rigoroso ordine
cronologico e, in subordine, per metalli: oro, argento e bronzo. Al presente volume,
in due tomi, si aggiungeranno presto i primi due del piano d’opera, che sono già in
preparazione e che saranno dedicati rispettivamente ai periodi da Augusto a Nerone e
da Galba a Domiziano; la collana del Corpus Nummorum Imperii Romani comprenderà
invece, una volta giunta a completamento, 12 volumi.
Ogni capitolo è introdotto da un approfondimento basato su rigorosi canoni scientifici
che descrive ed analizza la storia del personaggio oggetto di studio e la sua monetazione
incrociando reperti numismatici, epigrafici, archeologici (ad esempio, i diplomi
militari) ed altre fonti antiche e moderne così da avere un quadro quanto più possibile
completo degli scenari che portarono all’emissione di determinate monete. Non mancano,
come ovvio, puntuali riferimenti all’economia del periodo, a prezzi e tariffe e,
naturalmente, alle eventuali riforme monetarie attuate, senza contare tabelle relative a
legende, cronologie per carica (Tribunicia Potestas, consolato, acclamazione imperiale).
Rispetto a quanto finora pubblicato sull’argomento, l’autore individua così non soltanto
tipologie inedite, ma anche nuove officine monetarie imperiali (ad esempio, alcune
attive sotto il regno di Adriano ed una, itinerante, forse operativa al seguito di Traiano
durante le Guerra Partica) e provvede a fornire anche una suddivisione più stringente
nella cronologia delle monetazioni, integrando le descrizioni e le illustrazioni dei tipi
con spiegazioni e con riferimenti ad eventi storici e ad evidenze archeologiche che svelano,
letteralmente, i molteplici livelli di lettura delle iconografie dei rovesci monetali
come dei ritratti apposti al dritto. Un approccio, dunque, fortemente innovativo alla
monetazione romana imperiale – soprattutto perché condotto in modo sistematico, e
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI

IV

non su singoli esemplari o serie -, che aggiorna e per certi aspetti supera l’impianto e i
contenuti del Roman Imperial Coinage candidandosi a divenire uno standard internazionale
per la classificazione degli esemplari di questa vastissima monetazione.
L’autore, inoltre, per ogni autorità emittente dedica una serie di approfondimenti a
rovesci monetali di particolare importanza in relazione al periodo o al personaggio,
evidenziando come vi fossero sempre linee guida ben precise per quanto riguarda la
comunicazione e la propaganda attraverso l’oggetto-moneta (che peraltro, molto più
della statuaria, era capace di veicolare in modo capillare le sembianze dell’imperatore
e le sue gesta). Nella moneta imperiale romana – come ci spiega e ci illustra Gabriele
Lepri – nulla è mai casuale; nessun elemento, anche se apparentemente “secondario” o
“decorativo” è privo di semantica: per questo, ancora oggi, la produzione numismatica
degli imperatori di Roma rappresenta un campo di ricerca aperto, vastissimo e fertile,
a patto che lo si voglia esplorare, come ha fatto l’autore, con rigore e con apertura nei
confronti delle altre discipline correlate, dall’epigrafia all’economia, dalla storia dell’arte
e delle religioni a quella della tecnologia e della metallurgia (a questo proposito, Lepri
indaga ad esempio la “filiera” del metallo a partire dalle miniere, o dai bottini di guerra,
fino alla coniazione).
Imperatori, figli adottivi, divae ed augustae delineano in definitiva – con le loro fisionomie
e le loro azioni, riflesse entrambe nel mirabile e caleidoscopico specchio della
numismatica – la storia dell’Impero Romano nella sua interezza e complessità; una
storia plurisecolare e costruita passo dopo passo, con tenacia ed impegno, le medesime
doti che dovrà continuare a dimostrare l’autore del Corpus Nummorum Imperii Romani,
Gabriele Lepri, per proseguire nella sua lunga e complessa opera di studio e redazione
dell’opera fino a portarla, ci auguriamo presto, a compimento fino a colmare una lacuna
fondamentale, e non più accettabile, nella bibliografia numismatica italiana. Ad maiora!
Roberto Ganganelli

V

Introduzione
Nell’andare a introdurre il primo libro di un opera lunga e complessa non posso non
parlare del mondo che utilizzava le nostre care monete, composto da persone che quotidianamente
spendevano, guadagnavo, commerciavano, investivano o più semplicemente
donavano del denaro. Tutto questo, vista la difficoltà dell’addentrarci nelle singole
transazioni quotidiane che si svolgevano in tutto l’impero, cercherò di riassumerlo
analizzando l’aspetto economico che caratterizzò il mondo occidentale nel periodo tra
Nerva e Adriano.
Il I sec. d. C. è stato caratterizzato da due dinastie che hanno regnato su Roma e il suo
impero, le quali hanno preso il potere a seguito di altrettante cruente guerre civili, che
hanno dilaniato l’Italia e le province. La dinastia Flavia, che si è chiusa con l’assassinio
di Domiziano nel 96 d. C., ha avuto il merito di mantenere quello stato di pace all’interno
dei confini per un tempo abbastanza lungo per far sì che le dinamiche economiche
attive in quel periodo nell’impero mettessero radici profonde.
Prima di addentrarci nella spinosa materia dell’economia imperiale dell’inizio del II
sec. d. C., bisogna accennare che in quel periodo, e fin dalla tarda età repubblicana, vi
erano due forme economiche che convivevano all’intero dell’impero romano: la forma
economica dell’autoconsumo e lo scambio commerciale. La prima, assai intuibilmente,
era che le singole popolazioni, soprattutto nei piccoli centri dove abitavano al massimo
poche migliaia di persone, producevano tutto o quasi il fabbisogno che occorreva ad
una determinata area geografica; mentre la seconda era che grandi città, o addirittura
intere province, vivevano di scambi commerciali. In entrambi i casi è impossibile avere
esclusivamente l’uno o l’altro sistema in funzione in una determinata area poiché, come
dimostrano le evidenze archeologiche, si possono trovare manufatti di importazione
nei luoghi più inaccessibili dell’impero romano e allo stesso tempo esistono resti di
ville suburbane, alla periferia della metropoli per eccellenza – Roma – che rifornivano
il mercato quotidiano della città. Inoltre è attestato che la pratica dello scambio commerciale
non era solo circoscritta entro i confini dell’impero, ma ci sono attestazioni
che i manufatti scambiati misero in contatto il mondo occidentale con regioni come
l’Arabia, India, Cina, Russia, Scandinavia, Paesi Baltici ed Etiopia attraverso incontri
diretti o intermediati da popoli carovanieri.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI

VI

L’archeologia e le testimonianze letterarie ci aiutano molto a capire l’entità degli scambi
commerciali: abbiamo molti ritrovamenti di relitti in fondo al Mar Mediterraneo che
ci raccontano di come il traffico navale fosse intenso in questo periodo, soprattutto per
il trasporto di olio, vino e altri manufatti da una parta all’altra dell’impero e, allo stesso
tempo, molti autori latini ci hanno tramandato dei continui contatti commerciali che
Roma aveva con il mondo allora conosciuto (basti ricordare Plinio il Vecchio). Tutte
queste transazioni operavano dei grandi movimenti di flussi di denaro sia reale sia “virtuale”,
cioè quest’ultimo garantito dai cosiddetti banchieri che facevano da fiduciari su
grandi somme che i commercianti investivano e così si aveva la possibilità di eseguire
transazioni di grosse somme di denaro saldata in un secondo momento.
All’inizio del II sec. d.C. un altro fattore importantissimo per comprendere i flussi di
denaro all’interno dell’impero era la figura del governo; questo, incarnato dall’autorità
imperiale, elargiva periodicamente (inizio regno, vittoria di una guerra, ritorno a Roma,
etc) somme di denaro ai cittadini di Roma e ai pretoriani, donazioni di grano e altri
prodotti alimentari, pagava regolarmente lo stipendium ai soldati stanziati in tutte le
province dell’impero (si stima che durante il regno di Adriano ci fossero 383.000 soldati
in servizio) e finanziava molto spesso grosse opere pubbliche. Basti considerare che Traiano
finanziò con le casse statali le terme, il foro e alcuni templi a Roma, vie pubbliche,
sontuosi edifici e porti in Italia e un po’ in tutto l’impero. Tra gli accadimenti sopra
descritti, le forniture di grano erano quelle che fisicamente intaccavano meno il flusso
diretto di denaro, ma invece sul mercato della grandi città determinavano il costo della
merce, aumentando o diminuendo il prezzo a seconda della quantità a disposizione e
dei donativi imperiali, che solitamente erano molto frequenti e abbondanti.
In sintesi, l’esistenza di un’organizzazione politica unitaria favorì l’integrazione economica
tra le varie aree dell’impero e portò un notevole sviluppo commerciale interlocale
essenzialmente per un motivo: l’impiantarsi di un sistema fiscale basato su imposte in
larga misura pagate in moneta e quindi di una circolazione monetaria estesa a tutto
l’impero che portò ad uno squilibrio strutturale della liquidità che parimenti il governo
centrale cercava – forse inconsapevolmente – di riequilibrare.
Le pesanti imposte che gravavano sui cittadini provinciali venivano annualmente versate
nelle casse statali, producendo un notevole movimento di liquidità tra le periferie
e il centro dell’impero, rappresentato da Roma; mentre come ho accennato poco sopra
il denaro percorreva il tragitto inverso solamente tramite lo stipendium dei soldati
stanziati nelle province e il finanziamento di opere pubbliche, pratica più comune in
Italia e nelle capitali provinciali e assai poco diffusa nel resto dell’impero. Questi ultimi
due fattori servivano parzialmente a riequilibrare – non riuscendo – il flusso di denaro
nell’impero e i commercianti e i produttori, in mancanza di un’abbondante liquidità,
si vedevano costretti a vendere i propri prodotti a prezzi sempre più bassi e concorrenziali.
Infatti con la fine del I e l’inizio del II secolo d. C. si ebbe un notevole progresso
produttivo delle province galliche, spagnole e africane che esportarono massicciamente
i loro prodotti in tutto l’impero e soprattutto a Roma e in Italia poiché i loro prezzi
sul mercato erano estremamente competitivi. Tutto questo produsse un’abbondante
quantità di merci provinciali sul suolo italico e un progressivo abbandono delle piccole

VII

proprietà terriere a discapito dei primi embrionali latifondisti e l’affollarsi delle grandi
città, soprattutto Roma, dove vi erano delle pratiche assistenziali per i poveri (Nerva,
Traiano e Adriano presero provvedimenti a favore dei poveri); in più una massiccia
presenza di liquidità portava ad un graduale aumento dei prezzi.
Questo processo sommariamente descritto fu accentuato proprio con l’inizio del II sec.
d. C., in cui le felici situazioni politico-militari e il perdurare della pax romana, fecero
accentuare il divario produttivo tra le province e il centro dell’impero; infatti nei porti
di Puteoli, Ostia e Portus arrivavano navi, a volte enormi (famosa l’ammiraglia della
flotta di Alessandria, di nome Iside, la cui portata raggiungeva 1200 tonnellate) contenenti
grano, vino, olio, frutta, animali, legname, metalli, marmo, ceramica di tutte le
forme e persone. Queste navi, una volta libere dal carico di andata, per poter navigare
dovevano portare nella stiva il cosiddetto “carico di ritorno”, che fino al I sec. d. C. era
composto da prodotti realizzati in Italia, come la ceramica a vernice nera o la sigillata
italica, e venduti nelle province; con l’inizio del II sec. d. C. l’Italia non era più in grado
di fornire merci a prezzi competitivi rispetto alle province e così dai grandi porti le
navi ripartivano con nelle stive solamente la zavorra atta alla navigazione e composta
da ghiaia, sabbia e pietre: addirittura a Porto, località marittima dei due famosi porti di
Nerone e Traiano, gli zavorratori (suburrarii) erano riuniti in un’apposita corporazione.
A corollario di questa macro situazione, all’inizio del II sec. d. C. vi erano importanti
rotte commerciali internazionali atte a importare prodotti di lusso dall’Africa, la Cina,
l’India, etc. verso il centro dell’impero con una modesta fuoriuscita di denaro dai confini
dell’impero.
L’autoconsumo, in minor misura e soprattutto nelle province, e le transazioni economiche
erano i principali motori dell’economia imperiale e la situazione sopra descritta
portò a conseguenze tangibili solamente dopo la metà del II sec. d. C.; ancora, nel
periodo interessato in questo volume, la prosperità di questo sistema capitalistico in
atto produceva frutti non solo nelle province, dove vigeva il libero mercato, ma anche
a Roma e in Italia, forse la regione che iniziava a soffrire un po’ di più per via dell’aumento
costante dei prezzi.
Questo è, in sostanza, il quadro generale dove venivano coniate e immesse nel mercato
le monete che sono catalogate, nelle loro tipologie oggettive, in questo libro.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI

VIII

Note sull’utilizzo del volume
Il presente volume è suddiviso in capitoli dedicati ai singoli personaggi che compaiono
sulle monete, sia imperatori sia membri della famiglia imperiale. All’interno dei capitoli
vi è una prima parte dedicata alla figura dell’autorità che compare sulle monete, approfondendo
tutti gli ambiti numismatici necessari, e una seconda parte rappresentata dal
catalogo vero e proprio suddiviso in metalli – prima oro e argento e poi bronzo – e in
ordine cronologico di emissione.
Esempio di catalogazione:
1219. Sesterzio IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS V P P Busto laur. a
ds con paludamento sulla spalla sn.
S P Q R OPTIMO PRINCIPI (Intorno) SC (in esergo) Traiano in abiti militari, in piedi a sn, tiene un
fulmine e viene coronato da una Vittoria, in piedi dietro di lui, sostenente un ramo di palma. (C. 516 –
RIC 549 – BMC 825)
1219
Numero progressivo di catalogazione
Legenda e descrizione del dritto
Legenda e descrizione del rovescio
Riferimenti bibliografici

IX

Abbreviazioni:
ds: destra
sn: sinistra
laur.: laureata
rad.: radiata
drap.: drappeggiato
diad.: diademata
BMC: British Museum Catalogue
BNC: Bibliotheque National de Paris Catalogue
C.: Cohen
Cal.: The Roman Aurei
Cayon: Compendio des las moneda del Imperio Romano
C.S.: Sestercios del Imperio Romano
MIR: Moneta Imperii Romani
RIC: Roman Imperial Coinage
S.: Roman Silver Coins
Rarità
C = Comune
NC = Non Comune
R = Rara
R2 = Molto Rara
R3 = Rarissima
R4 = Conosciuta in pochissimi esemplari
Le rarità delle monete sono state estrapolate consultando tutte le attuali opere
dedicate alla catalogazione delle monete romane, aggiornandole con i passaggi d’asta
e le pubblicazioni di tesoretti monetali e sono consultabili e scaribali al sito internet
www.moneteimperialiromane.it rispettando la suddivisione in capitoli del presente
volume.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
74
114. Denario IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. a ds. con l’egida sulla
spalla sn.
VOT PVB (Nel campo) P M TR P COS DES III (intorno) La Pietà velata, in piedi a ds, alza
entrambe le mani. (S. 1476a)
115. Quinario IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
P M TR P COS DES III La Vittoria seduta a sn. (S. 1055a – BMC p.563)
119 – 124
Il gruppo è caratterizzato dalla presenza della legenda P M TR P COS III
116. Aureo IMP CAES HADRIANVS AVG COS III Busto laur., drap. e con corazza a ds.
ANN DCCCLXXIIII NAT VRB P CIR CON Un giovane, sdraiato a sn con la testa volta
dietro, tiene con la mano ds una ruota sulle ginocchia ed appoggia la sn ad un obelisco.
(C. 162 – RIC 144 – BMC 333)2
117. Aureo IMP CAES HADRIANVS AVG COS III Busto laur. e drap. a ds.
ANN DCCCLXXIIII NAT VRB P CIR CON Un giovane, sdraiato a sn con la testa volta dietro,
tiene con la mano ds una ruota sulle ginocchia ed appoggia la sn ad un obelisco. (Cal. 1201)
118. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
GEN P R (Nel campo) P M TR P COS III (intorno) Il Genio del Popolo Romano, in piedi di
fronte con la testa volta a sn, tiene una patera e una cornucopia. (C. 796 – RIC 123 – BMC 273)
119. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
GEN P R (Nel campo) P M TR P COS III (intorno) Il Genio del Popolo Romano, in piedi di
fronte, tiene una patera e una cornucopia. (Cal. 1267b)
120. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
GEN P R (Nel campo) P M TR P COS III (intorno) Il Genio del Popolo Romano, in piedi
di fronte con la testa volta a sn, tiene una patera e una cornucopia; ai suoi piedi, un altare.
(C. 798 – RIC 124 – BMC p.273)
2 Questa particolare emissione, assieme alla successiva, ricordano i festeggiamenti per l’ottocentosettantaquattresimo
natale di Roma (21 aprile 121) e la legenda si scioglie in anno 874 natali urbis parilia circenses constituit. Per
approfondimenti si veda il capitolo dell’imperatore Adriano.
116
118 119 120
75
ADRIANO
121. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
HERC GADIT (Nel campo) P M TR P COS III (intorno) Ercole, in piedi a ds, tiene la clava e
una mela; a sn, una prora; a ds, una divinità fluviale sdraiata a sn. (C. 814 – RIC 125 – BMC 276)
122. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sulla spalla sn.
LIB PVB (In esergo) P M TR P COS III (intorno) La Libertà, seduta a sn, tiene un ramo e uno
scettro. (C. 902 – RIC 127 – BMC 281)
123. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
LIB PVB (In esergo) P M TR P COS III (intorno) La Libertà, seduta a sn, tiene un ramo e uno
scettro. (C. 902 – RIC 127 – BMC 281)
124. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a sn.
LIB PVB (In esergo) P M TR P COS III (intorno) La Libertà, seduta a sn, tiene un ramo e uno
scettro. (Cal. 1284A – BMC p.274)
125. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Giove, seduto a sn su un trono, tiene una saetta e uno scettro. (Cal. 1304)
126. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Giove, seduto a sn su un trono, tiene una saetta e uno scettro. (C. 1060 –
RIC 64 – BMC 107)
127. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a sn.
P M TR P COS III Giove, seduto a sn su un trono, tiene una saetta e uno scettro. (Cal. 1305)
128. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Giove, seduto a sn su uno sgabello, tiene una saetta e uno scettro. (Cal. 1304d)
121
122 123
126
119 – 124
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
76
129. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
P M TR P COS III Giove nudo e con il manto sulla spalla sn, in piedi di fronte, tiene una saetta
e uno scettro. (C. 1057 – RIC 63 – BMC p.254)
130. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
P M TR P COS III Giove nudo e con il manto sulla spalla sn, in piedi di fronte, tiene una saetta
e uno scettro. (Cal. 1301c)
131. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds;
la spalla ds è posta in avanti.
P M TR P COS III Giove nudo e con il manto sulla spalla sn, in piedi di fronte, tiene una saetta
e uno scettro. (C. 1058 – RIC 63 – BMC 101)
132. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds;
la spalla ds è posta dietro.
P M TR P COS III Giove nudo e con il manto sulla spalla sn, in piedi di fronte, tiene una saetta
e uno scettro. (Cal. 1301a)
133. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a sn.
P M TR P COS III Giove nudo e con il manto sulla spalla sn, in piedi di fronte, tiene una saetta
e uno scettro. (C. 1056 – RIC 63 – BMC 106)
134. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Giove nudo, in piedi di fronte, tiene una saetta e uno scettro. (Cal. 1301a)
135. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Minerva, in piedi di fronte, tiene una lancia e uno scudo. (C. 1064 – RIC
68 – BMC 116)
136. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Minerva, in piedi a sn, tiene una lancia e posa la mano ds su un albero di
olivo; sotto, un coniglio a ds. (C. 1068 – RIC 70 – BMC 117)
137. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
P M TR P COS III Minerva, in piedi a sn, tiene una lancia e posa la mano ds su un albero di
olivo; sotto, un coniglio a ds. (Cal. 1309)
138. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
P M TR P COS III Minerva, in piedi a sn, tiene una lancia e posa la mano ds su un albero di
olivo; sotto, un coniglio a ds. (C. 1069 – RIC 70 – BMC 118)
139. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e corazzato a ds con
paludamento sulla spalla sn.
P M TR P COS III Giano, in piedi di fronte, tiene uno scettro. (C. 1070 – RIC 62 – BMC 100)
132 136 139
77
ADRIANO
140. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Marte, in piedi di fronte, tiene una lancia e uno scudo. (C. 1071 – RIC
65 – BMC 109)
141. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
P M TR P COS III Marte, in piedi di fronte, tiene una lancia e uno scudo. (Cal. 1312a)
142. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
P M TR P COS III Nettuno, in piedi a sn, tiene un tridente e un delfino. (C. 1078 – RIC 73
– BMC 124)
143. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
P M TR P COS III Nettuno, in piedi a sn, tiene un tridente e un acrostolium. (C. 1079 – RIC
72 – BMC 125)
144. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sulla spalla sn.
P M TR P COS III Nettuno, in piedi a sn, tiene un tridente e un acrostolium. (Cal. 1315 –
BMC 126)
145. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
P M TR P COS III Nettuno, in piedi a ds con il piede sn su una prora, tiene un tridente e un
delfino. (C. 1080 – RIC 74 – BMC p.257)
146. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Nettuno, in piedi a ds con il piede sn su una prora, tiene un tridente e un
delfino. (Cal. 1317 – BMC p.257)
147. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
P M TR P COS III Ercole, seduto di fronte su una corazza e uno scudo, tiene la clava e una
rocca. (C. 1082 – RIC 55 – BMC 97)
148. Aureo IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
P M TR P COS III Ercole, seduto di fronte su una corazza e uno scudo, tiene la clava e una
rocca. (Cal. 1318a)
140 143
147 148
119 – 124
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
210
1383. Dupondio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto rad. a ds con paludamento
sulla spalla sn.
FORT RED (In esergo) PONT MAX TR POT COS II (intorno) SC La Fortuna, seduta a sn,
tiene un timone e una cornucopia. (C. 759bis – RIC 557bis – BMC 1142)
1384. Dupondio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Testa rad. a ds.
SALVS AVG (In esergo) PONT MAX TR POT COS II (intorno) SC La Salute, seduta a sn,
nutre un serpente attorcigliato intorno ad un altare. (C. 1356 – RIC 558 – BMC p.405)
1385. Asse IMP CAES DIVI TRA PARTH F DIVI NER NEP PARTHIC TRAIANO
HADRIANO AVG Busto laur., drap. e con corazza a ds.
PONT MAX TR POT COS II SC Aquila legionaria fra due insegne militari. (C. 1182 – RIC
546a – BMC 1117)
1386. Asse IMP CAES DIVI TRA PARTH F DIVI NER NEP PARTHIC TRAIANO
HADRIANO AVG Busto laur. a ds con paludamento sulla spalla sn.
PONT MAX TR POT COS II SC Aquila legionaria fra due insegne militari. (C. 1182 – RIC
546b – BMC 1119)
1387. Asse IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sulla spalla sn.
PONT MAX TR POT COS II SC Aquila legionaria fra due insegne militari. (C. 1182var.)
1388. Quadrante IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
P M TR P COS II SC L’Equità, in piedi a sn, tiene una bilancia e una cornucopia. (C. 1054 –
RIC 559)
1383 1386
1387
211
ADRIANO
Novembre 118 – dicembre 118
Il gruppo è contraddistinto dalla presenza della terza designazione
consolare (COS DES III)
1389. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds, con paludamento
sulla spalla sn.
ANNONA AVG (In esergo) PONT MAX TR POT COS DES III (intorno) SC L’Annona,
in piedi a sn, tiene una cornucopia e delle spighe, a sn, un modio e tre spighe; a ds, una nave.
(C. 180 – RIC 560 – BMC 1143)
1390. Dupondio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto rad. a ds con paludamento
sulla spalla sn.
ANNONA AVG (In esergo) PONT MAX TR POT COS DES III (intorno) SC L’Annona, in
piedi a sn, tiene una cornucopia e delle spighe; a sn, un modio pieno di spighe; a ds, una prora.
(C. 181 – RIC 560b – BMC 1144)
119 – 120
Il gruppo è caratterizzato dalla presenza dei titoli e poteri al rovescio, salvo
eccezioni, così declinati:
PONT MAX TR POT COS III
1391. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds, con paludamento
sulla spalla sn.
ANNONA AVG (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC L’Annona, in piedi
a sn, tiene una cornucopia e delle spighe, a sn, un modio e tre spighe; a ds, una nave. (RIC 565
– C.S. 107 – BMC p.408)
1389
1390 1391
Novembre 118 – dicembre 118
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
212
1392. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
ANNONA AVG (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC L’Annona, in piedi
a sn, con la mano ds posata sul fianco, tiene una cornucopia; a ds, un modio, due spighe e una
prora di nave. (C. 183 – RIC 564 – BMC 1158)
1393. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Testa laur. a ds.
CONCORDIA (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC La Concordia, seduta
a sn, tiene una patera. (RIC 566 – C.S. 153 – BMC p.408)
1394. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
FORT RED (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC La Fortuna, seduta a sn,
tiene un timone e una cornucopia. (C. 758 – RIC 578)
1395. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
LIBERALITAS AVG SC (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) Adriano seduto
a sn sopra un palco; davanti a lui, un uomo togato, seduto, che ripartisce qualcosa ad un altro
uomo posto sui gradini del palco; in fondo, la Liberalità in piedi a sn che tiene una tessera.
(C. 915 – RIC 567)
1396. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. e drap. a ds.
LIBERTAS RESTITVTA (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC Adriano,
seduto a sn sopra un palco, tende la mano ad una donna in piedi sotto le scale; la donna gli
presenta un bambino che lo tiene in braccio e un altro che sta accanto a lei. (C. 949 – RIC 568)
1397. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
LIBERTAS RESTITVTA (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC Adriano,
seduto a sn sopra un palco, tende la mano ad una donna in piedi sotto le scale; la donna gli
presenta un bambino che lo tiene in braccio e un altro che sta accanto a lei. (C. 949 – RIC 568
– BMC 1160)
1398. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
LIBERTAS RESTITVTA (In esergo) PONT MAX TR POT COS III (intorno) SC Adriano,
seduto a sn sopra un palco, tende la mano ad una donna in piedi sotto le scale con il piede su un
gradino della scalinata; la donna gli presenta un bambino che lo tiene in braccio e un altro che
sta accanto a lei. (BMC 1162)
1397
213
ADRIANO
1399. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza
a ds.
PONT MAX TR POT COS III SC Giove, seduto a sn, tiene una Vittoria e uno scettro.
(C. 1185 -RIC 561)
1400. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur., drap. e con corazza
a sn.
PONT MAX TR POT COS III SC Giove, seduto a sn, tiene una Vittoria e uno scettro.
(N. 2014 Asta collezione Martinetti e Nervegna 18 novembre 1907)
1401. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
PONT MAX TR POT COS III SC Giove, seduto a sn, tiene una Vittoria e uno scettro.
(C. 1185 – RIC 561 – BMC 1146)
1402. Sesterzio IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG Testa laur. a sn.
PONT MAX TR POT COS III SC Giove, seduto a sn, tiene una Vittoria e uno scettro.
(C.S. 599 – C. 1184)
1403. Sesterzio IMP CAESAR TRAIANVS HADRIANVS AVG Busto laur. a ds con paludamento
sopra la spalla sn.
PONT MAX TR POT COS III SC La Felicità, in piedi a sn, tiene un caduceo e una cornucopia.
(C. 1192 – RIC 563 – BMC 1152)
1401
1400
1403
119 – 120
411
Sabina
Vibia Sabina nacque intorno all’86 d. C.1; era figlia di L. Vibio Sabino, console nel
972, e di Salonina Matidia, figlia di Ulpia Marciana3: grazie alla nonna materna, Vibia
Sabina era pronipote del futuro imperatore Traiano4.
Riguardo alla sua vita, le fonti a nostra disposizione sono avare: nell’anno 100 Sabina
sposò Adriano, figlio di un cugino dell’imperatore Traiano e quest’ultimo era stato
anche suo tutore, assieme al prefetto del pretorio Acilio Attiano5. L’Historia Augusta ci
riferisce che questo matrimonio fu fortemente appoggiato da Plotina, moglie di Traiano,
mentre lo stesso imperatore non ne era molto entusiasta6; non sapremo mai se realmente
l’imperatore Traiano fosse stato contro questo matrimonio combinato, oppure
è solamente un costrutto letterario del biografo di Adriano per accentuare i dissidi che
sfociarono a matrimonio avanzato nella coppia imperiale, ma resta il fatto che Adriano,
grazie a questa unione coniugale, si vide catapultare, con l’appoggio di Plotina7, in un
ruolo assolutamente primario nella famiglia imperiale perché era, grazie al matrimonio,
doppiamente imparentato con l’imperatore Traiano: questo si vede dal cursus honorum
di Adriano stesso, perché dopo il 100 le tappe della sua carriera subirono una rilevante
accelerata.
Oltre ad essere nipote dell’imperatore, nel 105 Sabina “divenne” nipote di due Auguste
e forse nel 112 figlia di un augusta8; la sua posizione all’interno della corte acquistò notevole
prestigio, fino a diventare nel 119, con la morte di sua madre, filia divae Augustae
Matidiae titolo che le diede ulteriore potere e peso politico9. Con la morte di Plotina
nel 12310, ultima a morire nella generazione di Traiano della dinastia imperiale, Sabina
si ritrovò imparentata ad un divus e a tre divae, cosa che la fece divenire venerabilissima
agli occhi del popolo romano e lo stesso Adriano riteneva il suo matrimonio troppo
importante sotto l’aspetto sacro-politico grazie alle divinizzazioni: l’unione coniugale va
anche considerata come un contratto in cui Sabina fu garante di parentele illustri che
giustificò per entrambi i coniugi ruolo e poteri acquisiti11.
Nell’agosto del 117 Adriano fu proclamato nuovo imperatore e Sabina dal 118, anno
del primo ingresso a Roma di Adriano da regnante, iniziò a risiedere nella domus palatina12.
In questi anni l’imperatrice Sabina non partecipò attivamente alla vita pubblica,
1 In realtà non si conosce la data certa della sua nascita, ma gli studiosi sono concordi di collocarla all’incirca
verso la metà degli anni 80, dato che nell’anno 100 sposò Adriano; si può ben pensare che si sia sposata all’età di 14 anni.
Ad esempio la Reggiani colloca la nascita di Sabina fra l’86 e l’88 (Reggiani 2007, 25), mentre il Carandini rimane per
una data oscillante alla metà degli anni 80 (Carandini 1969, 57-58 e relativa bibliografia).
2 Burns 2007, 125; Birley 2000, 241.
3 Carandini 1969, 57.
4 Vita-Evrard 2000, 31; Mari 2004, 15-29.
5 HA, Hadr. 1, 4.
6 HA, Hadr, 2, 10.
7 Le fonti letterarie ci trapelano un rapporto affettuoso e complice fra Adriano e Plotina, questo si vide anche in
occasione della sua morte, dove Adriano non mancò di tributargli grandi onori; HA, Hadr, 4, 10; 12, 2; DC, LXIX, 1, 3
8 In questi anni acquisirono il titolo di Augusta Plotina, Marciana e Matidia; Carandini 1969, 60.
9 Hidalgo De La Vega 2000, 206.
10 Chausson Buonopane 2010, 102.
11 Reggiani 2007, 25.
12 Carandini 1969, 63.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
412
non comparendo mai alle varie funzioni che Adriano doveva espletare come imperatore.
Questo fatto è evidente con il primo grande viaggio di Adriano. L’imperatore partì
da Roma per le province occidentali nella primavera inoltrata del 121 e, da quello che
sappiamo dalle fonti antiche, Sabina rimase nella capitale, forse anche per mantenere
stretti rapporti fra il Senato e la casa imperiale; infatti, proprio nei primissimi anni di
regno il rapporto fra Adriano e il Senato si era deteriorato a seguito dell’uccisione di
quattro senatori di rango consolare e possiamo immaginarci che Sabina, data la sua
posizione di primo piano nello status politico romano, fosse stata sicuramente ben vista
ed ascoltata da tutti, senatori compresi. Nel 122, mentre Adriano si trovava in Britannia,
accadde un fatto che trapela il difficile rapporto fra l’imperatore e Sabina: Adriano
rimosse dai propri incarichi il prefetto del pretorio Setticio Claro, il segretario imperiale
Svetonio Tranquillo e altre alte personalità con l’accusa di aver intrattenuto con Sabina
rapporti confidenziali rispetto a quanto l’etichetta della casa imperiale esigeva; per di
più il biografo di Adriano ci racconta che l’imperatore avrebbe anche ripudiato la moglie,
perché era <<morosa et aspera>> cioè bisbetica ed intrattabile, solo se fosse stato un
privato cittadino13. Grazie a questo piccolo racconto possiamo immaginarci che all’interno
della corte imperiale successe qualcosa di più grave dell’aver infranto l’etichetta
ufficiale, perché il prefetto del pretorio e il segretario imperiale erano cariche affidate a
persone di fiducia dell’imperatore e, siccome Adriano le sostituì apparentemente senza
un motivo valido, possiamo pensare che l’imperatore vide in Setticio Claro e Svetonio
Tranquillo figure di primo piano della fazione che, all’interno della corte imperiale,
contrastava la nuova politica adrianea, e forse Sabina appoggiava velatamente questo
nuovo “partito”14. Tale ipotesi rende comprensibile, aldilà dei contrasti coniugali che
c’erano e ci sono dopo molti anni di matrimonio, la volontà di Adriano di separarsi
da Sabina se solo fosse stato un privato cittadino, ma questo nella loro situazione era
impossibile perché la posizione dinastica di Sabina era molto importante per potersi
sbarazzare di lei: soprattutto nei primi anni di regno il potere di Adriano era garantito
dalla figura di Sabina, diretta discendente di quattro divi.
Nella seconda metà del 125 Adriano ritornò a Roma e rivide la sua consorte Sabina;
come per le altre parti della vita dell’imperatrice, anche per questo periodo abbiamo
pochissime notizie. Comunque fino ad ora Sabina si mantenne sempre in una posizione
di penombra rispetto alla vita ufficiale, alimentando quella visione aulica della buona
imperatrice, grazie alle virtù che tradizionalmente contraddistinguevano la classica figura
della matrona romana. Nel 128 avvenne, invece, un evento che funge da spartiacque
nella vita di Sabina; in questo anno Adriano assunse il titolo di pater patriae e Sabina
venne onorata con il titolo di Augusta15; da questo momento la zecca di Roma iniziò
ad emettere monete a nome di Sabina. Adriano, nell’autunno del 128, partì per il
suo secondo grand tour nelle province orientali e questa volta Sabina, oramai Augusta,
dovette accompagnare suo marito nel viaggio, rivestendo per la prima volta quel ruolo
pubblico di moglie dell’imperatore. Nell’ottobre del 128 Adriano partecipò nuovamen-
13 HA, Hadr, 11, 3; Salza Prina Ricotti 2004, 31-33.
14 Mari 2007, 52-53; Carandini 1969, 66-67.
15 Hidalgo De La Vega 2000, 206. Il titolo di Augusta per le mogli degli imperatori sembra che sia in
connessione con l’accettazione del titolo di Pater Patriae da parte dell’imperatore stesso; Nicolai 2007, 87 e relativa
nota n. 2.
SABINA
413
te ai misteri eleusini e in quest’occasione acquisì il grado superiore di epoptes. Proprio in
concomitanza dei misteri eleusini Sabina addirittura venne anche chiamata Nea Demeter16,
poiché tali cerimonie si celebravano nel santuario di Demetra; chiamata Demetra
in oriente, in occidente Sabina fu forse assimilata a Cerere, come dimostrano alcune
statue a lei dedicate. La presenza di Sabina accanto ad Adriano nel suo viaggio fra le
province orientali è data anche dalla testimonianza di versi encomiastici in lingua greca
dedicata all’augusta dalla sua amica Giulia Balbilla17, poetessa al seguito della corte di
Adriano; questi versi furono incisi su una gamba del Colosso di Memmone durante il
viaggio in Egitto del 130.
Adriano con la sua corte rientrò a Roma fra il 10 dicembre 132 e l’8 aprile 13318;
anche Sabina fece ritorno nella capitale e lì rimase fino alla sua morte. Con l’ultima
permanenza a Roma della coppia imperiale, gli attriti, rimasti apparentemente assopiti,
ripresero con vigore. Sabina vedeva in Adriano una natura “mostruosa e perniciosa” e
addirittura aveva scelto di non avere un figlio da lui per non recare sventura all’umanità19.
Questi attriti tramandatici dalla letteratura antica forse sono inerenti all’anno 136
in cui Adriano, ormai malato, scelse come suo successore, contro il volere del senato
e della corte imperiale, Lucio Ceiono Commodo. Di fronte alla scelta del successore,
Adriano si stava comportando all’opposto di come si era comportato Traiano20 e il
comportamento di quest’ultimo era piaciuto al senato; con la momentanea decisione di
Lucio Ceiono Commodo come successore, Sabina era stata estromessa dall’importante
evento, non potendo così emulare le altre donne della dinastia Ulpia prese in considerazione
nei momenti decisivi dell’impero traianeo e nei primi anni di quello adrianeo.
L’Historia Augusta accenna alla morte di Sabina collocandola all’incirca nel 136, affermando
che Adriano, oramai malato, fece uccidere molte persone per paura che ambissero
al trono, e riporta che a Roma, morta Sabina, si pensava che l’imperatrice fosse
stata avvelenata per ordine di Adriano stesso; tutto questo è menzionato poco prima
dell’adozione di Lucio Ceiono Commodo21. Invece la documentazione a nostra disposizione
ci porta in un’altra direzione: un’epigrafe22 rinvenuta nell’Africa Proconsolare
menziona Adriano con la tribunizia potestà XXII e il suo successore designato, Lucio
Ceiono Commodo che in occasione dell’adozione cambiò il nome in Lucio Elio Cesare,
con il II° consolato; l’epigrafe si chiude con il nome di Sabina Augusta menzionata
come moglie dell’imperatore, e grazie alle varie titolature l’iscrizione è databile al 137.
Come possiamo vedere Sabina appare contemporaneamente a Elio Cesare e viene definita
moglie di Adriano, quindi vivente: questo documento è di grande importanza per
vedere che almeno per una parte del 137 Sabina era ancora viva. Un altro importante
dato è ricavabile dalla monetazione emessa dalla zecca di Roma in onore della Diva
Sabina: le monete emesse in onore di Sabina divinizzata si articolano in poche tipologie
16 Burns 2007, 132; Garzetti 1960, 410. Oltre a Demetra, venne assimilata ad Hera e Artemide in Asia
Minore ed Iside, Kore e Eusebia in Egitto; Carandini 1969, 92.
17 Balb., Epigr. Gr., 988-992.
18 Eck-Holder-Pangerl 2010, 189-200.
19 Aur. Vitt., Epit., 14, 8.
20 Carandini 1969, 97.
21 HA, Hadr, XXIII, 9; è per questo motivo che molti studiosi moderni hanno collocato la morte di Sabina al
136, dato che sul finire dello stesso anno Adriano adottò Lucio Ceiono Commodo, poi denominato Lucio Elio Cesare.
22 CIL VIII, 799; Hojte 1999, 232-233.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
414
e risultano sicuramente più rare rispetto a quelle emesse durante gli altri periodi della
vita di Sabina23 considerato il fatto che le monete in questione non furono emesse oltre
la morte di Adriano24; tale dato fa propendere per un periodo di emissione ristretto e
si concorda bene con la collocazione della morte di Sabina in una data molto avanzata
del regno adrianeo. Quindi possiamo affermare che Sabina morì verso la fine del 137
o addirittura nel primissimo periodo del 138, non avendo dati certi per esprimere con
sicurezza un periodo ben circoscritto.
Un’iscrizione proveniente dal mausoleo di Adriano25, databile agli inizi del 139, ci informa
che la divinizzazione di Sabina fu voluta da Adriano stesso ed avvenne quasi
sicuramente nel corso del 138 perché le emissioni orientali delle province, databili con
sicurezza, mostrano ancora per il 137 l’effige di Sabina Augusta non divinizzata26. A
conferma di questo dato si può aggiungere che, essendo formalmente il senato a ufficializzare
le divinizzazioni, doveva esser ritornato un clima accettabile fra l’imperatore e
il senato stesso dopo le tensioni che susseguirono alla adozione di Lucio Elio Cesare27.
Questo sicuramente avvenne quando Adriano il 25 febbraio 138 adottò l’esponente del
ceto senatorio T. Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus che, se non era il “migliore
fra i romani”, di certo era considerato di gran lunga migliore rispetto a Lucio Elio Cesare
e, cosa più importante per la famiglia imperiale, era il marito di una nipote di Sabina
e Adriano: facendo ciò, forse, Adriano rispettò il volere di Sabina, nel mantenere al
potere i discendenti della propria famiglia. Ancora una volta le donne discendenti dalla
famiglia Ulpia (coiè da Ulpia Marciana, sorella di Traiano) continuavano a regnare.
Vorremmo prendere in considerazione un ultimo dato che è stato poco considerato nel
corso degli studi. Uno dei due rilievi che furono riutilizzati per decorare il cosiddetto
arco di Portogallo28, costruito sulla via Lata, odierna via del Corso a Roma, mostra
l’apoteosi di Sabina: l’immagine è composta dall’Aeternitas con una torcia in mano che
porta in cielo dall’Ustrinum Sabina velata; a sinistra è disteso di spalle un giovanotto
con la schiena nuda identificabile come la personificazione del Campo Marzio, dove
fu svolta la cerimonia funebre; sulla destra, seduto a sinistra mentre osserva la scena,
c’è Adriano che solleva l’indice della mano destra a indicare il cielo; dietro di lui c’è un
personaggio in piedi la cui testa ha subito dei pesanti restauri in passato andando ad alterare
la fisionomia del volto, ma lasciando inalterata la capigliatura(Borgognoni 2012,
331). Non siamo in grado con precisione di dire quanto restaurata sia la testa di questo
personaggio, ma se gli interventi non avessero stravolto del tutto la fisionomia del ritratto,
il personaggio è identificabile con assoluta certezza con il successore di Adriano,
Antonino, da cesare; infatti, i riccioli che cadono sulla fronte e sulla tempia, che appartengono
al rilievo originale, sono del tutto compatibili con le monete che la zecca di
Roma emise a nome di T. Aurelius Fulvus Boionus Antoninus fra il 25 febbraio e il 10
23 Per citare un esempio significativo: il ripostiglio di Réka-Devnia in Bulgaria era composto da più di 80000
monete di argento datate fra il 64 e il 251 d. C. e fra queste vi sono 623 denari emessi a nome di Sabina; di questi solamente
7 appartengono al gruppo di denari che furono emessi quando Sabina fu divinizzata; Depeyrot 2004, 191-196.
24 Nicolai 2007, 99; Granino Cecere 2007, 46.
25 CIL VI, 984.
26 Carandini 1969, 100 e relativa nota n. 1.
27 Testimoniata da HA, Ael, III, 4.
28 Torelli 1992, 105-131; Torelli 1993, 77-79.
SABINA
415
luglio 13829. Se l’interpretazione fosse esatta, si può affermare con assoluta certezza che
la divinizzazione di Sabina avvenne poco dopo il 25 febbraio poiché Antonino assistette
alla cerimonia30. Grazie alle epigrafi attualmente si conoscono solo due sacerdotesse
dedicate al culto della Diva Sabina in Italia e, rispetto a Plotina e Matidia, entrambe
divinizzate da Adriano, risulta un numero assai esiguo: la presenza di una sacerdotessa
è attestata a Rimini31 e l’altra a Pavia32; questo dato può essere interpretabile dal fatto
che fra la divinizzazione di Sabina e la morte di Adriano passò breve tempo e, siccome
era un obbligo implicito dell’imperatore regnante tributare onori all’imperatrice, in
particolare se defunta33 possiamo vedere che anche questo dato porta a collocare la
divinizzazione di Sabina nel nei primi mesi del 138. Detto ciò possiamo affermare con
una certa sicurezza che Vibia Sabina morì fra la fine del 137 e l’inizio del 138 e venne
divinizzata dopo il 25 febbraio dello stesso anno, ma gli onori a lei tributati e soprattutto
le emissioni monetali non oltrepassarono la morte di Adriano.
Monetazione a nome di Vibia Sabina
Vibia Sabina può a suo modo essere definita come una pioniera fra le imperatrici
dell’impero Romano, perché, a differenza delle auguste che la precedettero, lei comparve
sistematicamente sulle monete dall’adozione del titolo di augusta fino alla sua morte.
Questo primato, però, andrebbe riconosciuto più ad Adriano che a Sabina stessa perché
era pur sempre l’imperatore che emetteva monete a nome della consorte; comunque
sia, dopo di lei, le emissioni monetali per le auguste della casa imperiale crebbero a
dismisura, contribuendo a concretizzare la figura divina della famiglia imperiale che si
manifesterà nella sua pienezza agli inizi del III sec. d. C..
Come abbiamo detto nel paragrafo dedicato alla vita, Sabina ottenne il titolo di Augusta
nel 128, nel medesimo periodo che Adriano ottenne il titolo di pater patriae; da
questo anno l’imperatrice iniziò a comparire sulle monete emesse dalle zecche imperiali
e provinciali del vasto impero romano34. Gli studiosi del secolo scorso che trattarono
in modo approfondito questo periodo35 riuscirono a collocare temporalmente quale
legenda, appartenente alle monete di Sabina, venisse prima dell’altra: il risultato fu
29 Questo rilievo è stato datato fra la fine dell’età adrianea e il primo periodo di Antonino Pio (Torelli 1993,
78); per la nostra interpretazione tale dato è ininfluente perché, anche se il rilievo appartenesse alla prima età antonina,
andrebbe letto sempre nella medesima maniera, cioè che l’imperatore Adriano, accompagnato dal suo successore designato
Antonino, assistette alla consacrazione della sua defunta moglie.
30 Il Carandini, pur non prendendo in considerazione il personaggio che compare sul rilievo dell’apoteosi
di Sabina ha affermato che la divinizzazione dell’imperatrice avvenne fra l’inverno e la primavera del 138; Carandini
1969, 100.
31 CIL XI, 408.
32 CIL V, 6514.
33 Granino Cecere 2007, 46.
34 L’esempio più emblematico per l’acquisizione del titolo è testimoniato dalla zecca di Alessandria d’Egitto,
la quale annotava sempre la titolatura imperiale in uso a Roma nella legenda e aggiungeva anche l’anno di emissione a
partire dal primo anno di regno di ogni imperatore: possiamo constatare che nell’anno 13 della zecca alessandrina, cioè
il 128 della nostra era, compare per la prima volta una moneta con al rovescio ΠΑΤΗΡ ΠΑΤΡΙΔΟΣ (Dattari n.
1525) e, sempre nello stesso anno, venne emesse una moneta con al dritto l’effige di Adriano e al rovescio l’effige di
Sabina con la legenda CABINA CEBACTH (Dattari n. 1249).
35 Mattingly 1926, 318-319; Strack 1933, 23ss; Mattingly 1936, Sabina.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
416
che la prima legenda a comparire su tutti i nominali dal 128 era SABINA AVGVSTA
HADRIANI AVG P P e la seconda SABINA AVGVSTA; quello che variava nei diversi
studi era l’anno in cui doveva terminare una legenda ed iniziarne un’altra. Ad esempio
per le monete commemoranti Sabina divinizzata, il Mattingly36 addirittura ipotizzò
che fossero state emesse all’inizio del regno di Antonino Pio; ora sappiamo che non è
andata così. Per districare al meglio le varie emissioni a nome di Sabina non possiamo
neanche fare totale affidamento alle varie e complesse acconciature con le quali Sabina
si fece ritrarre perché è stato sottolineato che queste compaiono assieme a tutte le legende
usate37; un unica distinzione si può fare con il primo ritratto monetale di Sabina,
denominato “tipo Matidia”.
Iniziando dalla legenda SABINA AVGVSTA HADRIANI AVG P P, con le varianti
SABINA AVGVSTA IMP HADRIANI P P e SABINA AVGVSTA HADRIANI AVG,
che appartengono alla stessa tipologia di legenda e non sono tipi a se stanti come alcuni
studiosi hanno ipotizzato38, possiamo dire con certezza che le emissioni pertinenti a tale
legenda iniziarono nel 128. All’interno di questo grande gruppo si può fare una netta
distinzione: ci sono aurei, denari, sesterzi e assi che al rovescio sono anepigrafi o hanno
solamente la sigla SC e presentano come iconografia Cerere, Venere Vincitrice, Vesta e
Pudicizia. Il ritratto di Sabina presente al dritto di queste monete è quello denominato
“tipo Matidia” perché l’acconciatura si ispira a quella dell’augusta madre divinizzata
da Adriano, presentando un imponente diadema preceduto da una corona di riccioli
schiacciati a coprire l’attaccatura dei capelli sulla fronte e da una voluminosa serie di
trecce che si avvolgono sulla nuca in un’ampia crocchia a ciambella39. Per comprendere
al meglio la giusta collocazione cronologica della prima emissione viene in soccorso
un dato desumibile dal ritrovamento di un tesoretto avvenuto nel 1903 a Castagnaro
in provincia di Verona40: il ripostiglio era composto da 1129 monete suddivise in 20
aurei e 1109 denari emessi fra l’epoca neroniana e adrianea. Di Adriano si contano 388
esemplari emessi nei primi anni di regno e solamente 9, ben conservati, sono del tipo
HADRIANVS AVGVSTVS P P / COS III, che è l’emissione più recente all’interno del
ritrovamento, databile fra 128 e 129 come accertato dal nostro studio esposto nel paragrafo
dedicato all’imperatore Adriano. Assieme a queste monete, fra le meglio conservate,
era presente un denario a nome di Sabina con al dritto la legenda SABINA AVGVSTA
HADRIANI AVG P P e il “ritratto tipo Matidia”, con al rovescio, che è anepigrafe,
Venere Vincitrice, nuda e di spalle, mentre tiene un elmo, una lancia e si appoggia ad
una colonna con accanto uno scudo, che è poi la Venere impressa da Ottaviano Augusto
nei denari contemporanei all’incirca alla guerra di Azio. Grazie alle 9 monete di Adriano
datate fra il 128 e il 129 l’occultamento del ripostiglio di Castagnaro è da datare
proprio fra quei due anni e, trovandosi in mezzo il denario anepigrafe con la Venere
Vincitrice di Sabina, tra le monete meglio conservate che è sinonimo di scarsa circola-
36 Mattingly 1926, 318.
37 Carandini 1969, 109-110.
38 Nicolai 2007, 94 ipotizza che le monete con legenda senza Pater Patriae potrebbero essere state emesse
quando ancora era in corso l’ufficializzazione del titolo di padre della patria per Adriano: ciò appare al quanto improbabile
dato che l’assunzione del titolo di Augusta per un imperatrice, nella etichetta romana, era una conseguenza
dell’acquisizione del titolo di Pater Patriae dell’imperatore.
39 Adembri 2007, 76.
40 Rizzoli 1914, 349-364; Nicolai 2007, 88.
SABINA
417
zione, è naturale collocare questa emissione alla medesima data delle monete adrianee.
L’ultimo dato che esponiamo per il primo gruppo di monete è di carattere stilistico:
tutte le monete che al rovescio sono anepigrafi o hanno solamente SC, con al dritto la
legenda SABINA AVGVSTA HADRIANI AVG P P presentano sempre il ritratto di
Sabina “tipo Matidia” e questo stilisticamente si presenta ben fatto, con i particolari
messi accuratamente in risalto, e i lineamenti che compongono il volto dell’imperatrice
sono freschi e morbidi andando a comporre un volto dalle sembianze giovanili, quasi
idealizzato, che confrontato con gli altri più tardi risalta una notevole differenza. Detto
ciò, si può inquadrare con sicurezza negli anni 128-129 la prima emissione di Sabina,
composta da aurei, denari, sesterzi e assi con al dritto la legenda SABINA AVGVSTA
HADRIANI AVG P P e il ritratto “tipo Matidia”, con il rovescio caratterizzato dall’assenza
di legenda o solamente con S C e le raffigurazioni di Cerere, Venere Vincitrice,
Vesta e Pudicizia. Tutto questo è in piena concordanza con le emissioni adrianee degli
anni 128-129 che mostrano al dritto la legenda HADRIANVS AVGVSTVS P P e al
rovescio sempre e solo COS III, cioè siamo di fronte ad una scelta ponderata di non
inserire mai nelle legende di rovescio i nomi di divinità o personificazioni divine per
entrambe le emissioni della coppia imperiale.
Il secondo gruppo di monete emesse a nome di Sabina è molto simile al primo, ma si
contraddistingue per la presenza della legenda al rovescio, al di fuori di SC. Al dritto
troviamo sempre la legenda SABINA AVGVSTA HADRIANI AVG P P, accompagnata
dal ritratto “tipo Matidia”, o dal ritratto denominato “tipo Plotina” cioè il busto drappeggiato
con i capelli rigonfi sopra la fronte a formare un diadema, trattenuti con una
tenia legata posteriormente e andandosi a raccogliere in basso sulla nuca, formando
una coda alla cui estremità inferiore si intravede un nodo; al rovescio invece compare
la legenda inerente all’iconografia impressa nel campo monetale. Concordemente con
la monetazione adrianea, questa serie si data fra il 129 e il 132, dove proprio nella monetazione
dell’imperatore fu ripresa l’abitudine di inserire al rovescio le varie legende
pertinenti alle raffigurazioni. In questo gruppo troviamo le divinità e personificazioni
che appartengono alla sfera dei valori e virtù consoni alla matrona ideale, che sicuramente
la moglie dell’imperatore incarnava; troviamo raffigurati sulle monete di tutti
i metalli la Pietà, la Pudicizia, la Concordia, la Salute, Vesta e Giunone Regina; poi
troviamo ancora Venere Genitrice, divinità che un po’ stona con la figura di Sabina
perché lei non diede eredi ad Adriano, ma scavando più a fondo nel suo significato
possiamo scovare che tale rovescio ebbe più fortuna della Venere Vincitrice scelta nella
prima serie di Sabina perché rappresentava più adeguatamente la politica adrianea41,
impostata sulla prosperità pacifica dell’impero piuttosto che con il ricorso indistinto
alle armi42. L’iconografia di questa Venere Genitrice che compare sulle monete doveva
essere famosa perché è identica al tipo statuario noto come Afrodite Louvre-Napoli43 ed
è stato anche ipotizzato che si ispirasse alla statua di culto del tempio di Venere Genitri-
41 Le monete con al rovescio la Venere Genitrice furono emesse fino alla morte di Sabina; Nicolai 2007, 98.
42 Diversamente dal regno traianeo, pieno di guerre di conquista per ampliare i territori dell’impero e dare
uno slancio all’economia con le nuove miniere conquistate e bottini di guerra, Adriano pose l’accento su un programma
politico che si basasse su un periodo di pace duraturo per favorire gli scambi commerciali nell’impero.
43 Sebastiani 1996, 33; La Rocca 1972-1973, 419-450.
CORPUS NUMMORUM IMPERII ROMANI
418
ce nel foro di Cesare dedicato da Traiano nel 113 dopo il restauro44. In alcune monete
appartenenti al primo e secondo gruppo sopra citati compare al dritto il busto di Sabina
cinto da una corona di spighe; in seguito comparirà solamente sulle monete emesse per
la diva Sabina. L’utilizzo della corona di spighe è sicuramente in relazione con il culto
di Demetra-Cerere45 e tale rapporto è da associarsi con la presenza di Sabina ai misteri
eleusini nell’ottobre del 128, dove venne chiamata Nea Demeter46; in quegli anni, fra
il 128 e il 132, si volle sicuramente propagandare Sabina come figura di prosperità e
rinascita, in perfetta sintonia con la propaganda filo ellenistica adrianea.
Adriano rientrò a Roma dal suo ultimo grande viaggio per le province dell’impero fra il
10 dicembre 132 e l’8 aprile 13347; sicuramente anche Sabina fece ritorno nella capitale
e lì rimase fino alla sua morte. Proprio da questo periodo, in accordo con la monetazione
adrianea, dobbiamo collocare l’ultima produzione di monete a nome di Sabina
che rimase invariata fino alla sua morte. Fra la fine del 132 e l’inizio del 133 la zecca di
Roma iniziò ad emettere monete in tutti e tre i metalli con al dritto la legenda SABINA
AVGVSTA associato ad entrambi i ritratti48 e al rovescio le varie legende che specificavano
l’iconografia nel campo. Questa impostazione delle monete rimase in vigore
fino alla morte di Sabina avvenuta fra la fine del 137 e l’inizio del 138. L’iconografia
usata per ornare i rovesci è essenzialmente quella che abbiamo incontrato durante la
seconda emissione di Sabina, cioè la Pietà, la Pudicizia, la Concordia, la Salute, Vesta,
Giunone Regina e Venere Genitrice. Un particolare rilevante per questa emissione è
che, dai rinvenimenti che conosciamo, i sesterzi con questa legenda non furono mai
emessi, conosciamo solamente aurei, denari e assi49; non conosciamo le motivazioni di
questa scelta, ma nello stesso periodo l’impero venne letteralmente inondato da sesterzi
di Adriano con legenda HADRIANVS AVG COS III P P (se ne conoscono molte
tipologie differenti riprodotte in moltissimi esemplari): forse quindi fu solo una scelta
tipologica, perché il sesterzio era la moneta che circolava maggiormente e le officine
della zecca di Roma ebbero l’ordine di emettere sesterzi solo per Adriano perché era
impegnato, con una capillare propaganda, a far conoscere tutto quello che aveva fatto
durante i suoi lunghi viaggi50.
Nel paragrafo dedicato alla vita abbiamo evidenziato che Sabina morì fra la fine del 137
e l’inizio del 138 e venne divinizzata da Adriano fra l’inverno e la primavera del 138,
44 Keltanen 2002, 105-106.
45 Nicolai 2007, 94.
46 Burns 2007, 132; Garzetti 1960, 410. Oltre a Demetra, venne assimilata ad Hera e Artemide in Asia
Minore ed Iside, Kore e Eusebia in Egitto; Carandini 1969, 92.
47 Eck-Holder-Pangerl 2010, 189-200.
48 “Tipo Plotina” e “tipo Matidia”, solamente si riscontra una presenza maggiore del primo dei due ritratti su
tutte le monete.
49 Abbiamo evidenziato che l’emissione dei dupondi era prerogativa esclusiva degli imperatori regnanti e le
effigi delle donne della casa imperiale, come gli eredi con il rango di caesar non comparvero mai su tali monete; per una
trattazione specifica sulla questione assi-dupondi si rimanda all’introduzione del presente volume ed al paragrafo della
monetazione di Adriano. Gli autori del RIC definirono “dupondi o assi” quegli assi in cui non era presente la corona
radiata, ma erano di un peso leggermente superiore alla norma; invitavano a controllare il colore del metallo per distinguere
di volta in volta se fossero stati dupondi o assi; RIC II, 432. Noi abbiamo visto che si sbagliavano, a favore della
nostra tesi, Etienne Rachet 1984, 364-365.
50 In questo periodo Adriano fece inserire sui rovesci dei sesterzi, e non solo, le famose serie dedicate ai suoi
viaggi ed alla pace e prosperità che aveva portato in tutto l’impero; per un approfondimento si veda il paragrafo dedicato
alla monetazione di Adriano.
SABINA
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quasi sicuramente dopo il 25 febbraio. Adriano onorò adeguatamente la memoria di
Sabina, ma lui stesso morì il 10 luglio del 138, quindi la zecca di Roma emise monete in
onore della diva Sabina solamente per qualche mese; questo dato è confermato dai ripostigli
monetali: ad esempio il ripostiglio di Réka-Devnia in Bulgaria, composto da più
di 80000 monete di argento datate fra il 64 e il 251 d. C., presentava 623 denari emessi
a nome di Sabina; di questi solamente 7 appartengono al gruppo di denari emessi dopo
la divinizzazione dell’imperatrice51; il ripostiglio di Garonne in Francia, composto da
circa 4000 monete bronzee emesse fra l’imperatore Claudio e il 161 d. C., presentava
52 fra sesterzi ed assi emessi a nome di Sabina e fra questi nessuno è appartenente al
gruppo in questione52. Questi dati sono esemplari per comprendere che la cronologia
delle emissioni monetali per la diva Sabina fu sicuramente breve perché tali monete
sono più rare rispetto alle altre e, il periodo da noi proposto, da dopo il 25 febbraio 138
e fino al 10 luglio 138, può benissimo corrispondere alla realtà. Questo gruppo è composto
da aurei, denari e sesterzi con al dritto la legenda DIVA AVG(VSTA) SABINA e
presentano il busto di Sabina velato e a volte cinto con una corona di spighe, simbolo di
Cerere-Demetra, associato indubbiamente al ciclo di morte e rinascita che racchiudeva
il culto dei misteri eleusini dedicati a Demetra. Al rovescio compare sempre la legenda
CONSECRATIO su tutti e tre i nominali sopra citati; l’iconografia che accompagna
tale legenda è un’aquila in piedi nel campo monetale, oppure un’aquila in volo, con uno
scettro fra gli artigli, che trasporta sul suo dorso Sabina cinta da un velo svolazzante.
Quest’ultima tipologia iconografica compare solo su aurei e sesterzi e rappresenta il
momento dell’ascesa in cielo come diva di Sabina. Solamente su denari compare un
rovescio con legenda PIETATI AVG e al centro è raffigurato l’altare dove avvenne la
cerimonia funebre53 che trasformò Sabina da mortale a diva come è ben esplicato dal
rilievo dell’apoteosi di Sabina proveniente dall’arco di Portogallo ed ora conservato
ai Musei Capitolini: sul rilievo si vede l’Aeternitas che trasporta Sabina in cielo dalle
fiamme dell’altare per la cerimonia funebre di Sabina che si svolse in Campo Marzio.
51 Depeyrot 2004, 191-196.
52 Etienne-Rachet 1984, 287-291.
53 Nicolai 2007, 99.
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Questa è soltanto un’anteprima di poche pagine del catalogo di cui ho
appena pubblicato i primi due volumi.
Spero ti sia piaciuta: se sei interessato, ti invito personalmente a scoprire
l’offerta lancio creata perché si tratta della prima volta che pubblico questi
libri.

Gabriele Lepri

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6 commenti su “Gabriele lepri ha scritto uno straordinario libro sulla monetazione romana

  1. Conradler il said:

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